S. Beckett IT
Vivere l'attesa della fine
La solitudine dell’essere umano
Samuel Beckett 1906-1989
Vecchiezza è quando accoccolato
Sputacchiando sui tizzoni
Il tempo che la strega
Finisca di rigovernare
E ti porti il tuo vino caldo
La vedi venire
Nelle ceneri che amata
Non fu conquistata
O conquistata non amata
O un altro guaio del genere
Venire nelle ceneri
Come in quella vecchia luce
La faccia nelle ceneri
Vecchia luce delle stelle
Là fuori sulla terra
Di nuovo Sparsa
(Da Il canto delle Muse)
approfondimento:
S. Beckett
La vibrazione creativa di Beckett risiede in quel fragile muro in cui l'individuo si trova di fronte alla vita, con un senso quasi nichilista di "indeterminatezza". L'uomo è solo e in solitudine vive le sue passioni e sconfitte. Se dall'esterno ciò che Beckett descrive è un uomo assente o in attesa, guardando più attentamente l'uomo di Beckett, è pieno di irrequietezza e desiderio. Aspetta costantemente senza realizzazione; l'attesa, che è l'unico elemento vitale, diventa cibo per i pensieri fino all'inevitabile fine.
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